Valfreddana

Mutigliano

Bosco di Mutigliano
Il Bosco di Mutigliano dalla metà degli anni ’80 ospita un “Percorso Vita”, convertito di recente in “Percorso Vita e Natura”, che consente di svolgere attività sportiva all’aria aperta in un contesto naturalistico unico. Il percorso lungo 1500 m attraversa un’area boschiva con oltre ottanta specie botaniche, cinquanta delle quali riferibili al piano arboreo e arbustivo con un livello di biodiversità non frequente sul territorio lucchese. Inoltre la presenza di habitat differenziati quali una piccola area umida, il Rio di Ribongi, il bosco misto, i coltivi e l’area prativa del Parco della Rimembranza, favorisce la sopravvivenza di una fauna ricca ed interessante, soprattutto di anfibi, uccelli e mammiferi.

Montecatino

Montecatino
Il sito di Monte Catino sorge sulle colline lucchesi del versante nord-ovest, circondato a est dal fiume Serchio, a sud dalla piana di Lucca e a ovest dalle colline della Valfreddana. Vivo nella memoria dei più anziani è da sempre considerato uno dei posti più belli ed affascinanti della lucchesia. I primi ad accorgersi della sua posizione strategica furono gli etruschi che vi si insediarono alla fine del IV sec. a.C. per poter controllare la piana di Lucca, il mar Tirreno e la Valdinievole. Successivamente fu teatro di un insediamento castellesco nel periodo che va dal X al XI sec. d.C. Fino al 1967-1968 la chiesa ha svolto funzioni religiose, soprattutto da ricordare la processione in occasione della Festa dell’Assunta (15 agosto). L’abbandono, il vandalismo, il degrado ci restituiscono soltanto i resti della chiesa e della torre che diventati di proprietà comunale negli anni ’70 sono inseriti attualmente in un progetto di recupero da parte dell’Associazione Montecatino. Il complesso è circondato da olivi e viti e sorge alle pendici del colle che prende il nome della zona: Montecatino

S. Alessio, le corti e il fiume

Le corti a S. Alessio

Le corti
Nella campagna di S. Alessio sono ancora visibili e conservate alcune "corti" lucchesi, tipici insediamenti rurali con caratteristiche architettoniche peculiari come l’orientamento est-ovest, ai lati delle abitazioni la capanna con la stalla e il fienile con le pareti a mandolata, l’ampio piazzale lastricato a sud detto "aia" che era il fulcro della vita della corte dove le persone si ritrovavano non solo per condividere lavori, ma anche memorie, esperienze e vissuto quotidiano.

Il fiume Serchio

Il fiume Serchio
Il fiume Serchio nasce in Garfagnana e raccogliendo le acque delle Alpi Apuane e dell’Appenninino, raggiunge il mare dopo un viaggio di circa 110 chilometri. Fino al 19° secolo si diffondeva nella piana di Lucca provocando gravi danni con le sue esondazioni. Oggi il suo corso naturale arriva fino a Ponte a Moriano da dove prosegue completamente arginato. Il rapporto tra il fiume e le popolazioni locali è sempre stato importante e trova testimonianza ancora oggi in particolare nella zona di S. Alessio dove permane l’uso agricolo del territorio circostante in cui in passato si coltivavano principalmente cereali e ortaggi, e oggi troviamo coltivazioni di pioppo, mais e frumento. La ricchezza delle sue acque si è rivelata preziosa oltre che per le coltivazioni agricole, per l’allevamento del bestiame e per la pesca, attività praticata ancora oggi. Il fiume Serchio è anche un’importante area naturale ricca di biodiversità. La particolare collocazione geografica della valle del serchio che scorre dalla dorsale appenninica fino al mare attraversando prima la Garfagnana e poi la piana lucchese fa si che svolga il ruolo di un corridoio ecologico tra le aree montane e la costa molto importante per molte specie animali. L’avifauna in migrazione trova qui condizioni ambientali favorevoli per l’alimentazione, zone rifugio, siti per la nidificazione o lo svernamento.

Le terre di confine

La Rocca di Ripafratta e la torre Centino

La Rocca di Ripafratta
La Rocca di Ripafratta, situata sul colle Vergario nel paese di Ripafratta (PI), in una posizione dominante la valle del Serchio è ciò che resta di un castello medioevale appartenuto ai nobili Da Ripafratta e conteso con aspre battaglie da lucchesi e pisani prima di passare definitivamente in mano fiorentina nel 1400 circa, quando fu ristrutturato sulla base delle nuove esigenze militari. Nel 1600 il castello perse d’importanza e fu abbandonato, quindi trasformato in fattoria granducale e poi acquistato dai Roncioni discendenti dei Da Ripafratta.

L'eremo di Rupecava

L'eremo di Rupecava
Nato intorno ad una serie di grotte naturali pare sia il più antico eremo del Monte Pisano, soppresso nel 1749, è stato abitato da un eremita fino a metà dell’ottocento; qui secondo la tradizione avrebbe soggiornato S. Agostino di ritorno dall’Africa dopo la conversione. Nel 1801 la proprietà passò ai privati ma per tutto il secolo continuò la celebrazione della messa domenicale. Dai primi del ‘900 inizia l’abbandono e il degrado del luogo anche a causa di numerosi atti di vandalismo ma resta vivo nella memoria delle genti il legame con questo luogo che l’8 settembre di ogni anno celebra qui la Natività di Maria Vergine.

Il Castello di Nozzano

Il Castello di Nozzano
Sorge su un altura naturale intorno al XIII secolo ad opera della contessa Matilde di Toscana dirimpetto alla Rocca di Ripafratta e in prossimità del fiume Serchio per far fronte alle incursioni della vicina repubblica pisana; distrutto nel 1394 fu ricostruito circondato da alte e solide mura, che con il tempo si sono trasformate in abitazioni, rinforzate da sei torri quadrangolari.

L'acquedotto Nottolini e i bottacci di Massa Pisana

L'acquedotto Nottolini

L'acquedotto Nottolini
L’acquedotto del Nottolini è un’opera d’ingegneria idraulica con ampia valenza artistica e ambientale, che perfettamente inserita nel paesaggio urbano e rurale lo arricchisce di uno spettacolare monumento. Costruito a partire dal 1822 comprende due tempietti di partenza e di chiusura dell’acquedotto con funzione di decantazione delle acque e un sistema di archi e pilastri in muratura di mattoni e pietra. L’area delle sorgenti di captazione delle acque chiamata "alle parole d’oro" si trova alle pendici del Monte Pisano nella zona di compluvio del rio San Quirico e del rio della Valle; all’epoca del Nottolini esistevano probabilmente 18 sorgenti mentre attualmente ne sono attive 12 tutte ubicate lungo il rio San Quirico.

I bottacci di Massa Pisana

I bottacci di Massa Pisana
Costituiscono un’opera di ingegneria idraulica costruita agli inizi del 1900 per la regimazione delle acque dei rii Guappero, Coselli e Vorno; sono tre casse di espanzione divise da paratie in corrispondenza di tre caselli realizzate per contenere allagamenti dovuti a fenomeni meteo con intense piogge, vale a dire zone rurali il cui perimetro è arginato in cui le acque possono uscire e allagare, separate da sistemi di chiuse che consentono il riempimento in sequenza. Nati poiché i tre rii a seguito di intense precipitazioni andavano a sovraccaricare il fiume Ozzeri che esondava e allagava la zona a sud della città di Lucca, sono un’opera importante anche dal punto di vista della salvaguardia del territorio in quanto tali aree non essendo edificabili consentono lo sviluppo o il mantenimento di ecosistemi interessanti dal punto di vista naturalistico.











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